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Contabilità industriale


                                                           Un fondamentale strumento per la gestione dei costi

 La Contabilità Industriale è una tecnica amministrativa che, adattandosi alle necessità dell’impresa, predetermina, realizza, e controlla i costi ed i ricavi; costituisce, dunque, una fonte di dati ed informazioni sullo stato dell’azienda e sulle prospettive future della stessa che, adeguatamente elaborate, rappresentano un valido supporto all’attività decisionale.

Estremamente importante è, in questo caso, il ruolo ricoperto dal Sistema Informativo interno, che si propone di raccogliere dati dai diversi settori e di fornire le informazioni necessarie, in tempi brevi; viene definito come nell’ ”insieme dei flussi informativi, prodotti con varie metodologie destinati a supportare il sistema delle decisioni di azienda e a soddisfare le esigenze di informazione per le decisioni esterne”.

Il Sistema Informativo aziendale è composto:

  1. dalle relazioni statistiche i cui dati raccolti, sia interni che di mercato, affinché acquisiscano un significato di valido apporto, dovranno essere elaborati con procedimenti matematici e statistici;
  2. dalla programmazione: l’attività di pianificazione e previsione permette all’impresa di studiare le reazioni, in termini di mercato, connesse alle diverse decisioni;
  3. alla Contabilità di gestione, mediante la quale si rilevano i fatti interni di gestione per determinare il costo dei processi produttivi, per controllare i movimenti interni aziendali e il grado di efficienza.
  4. dalle contabilità elementari, tra le più importanti possiamo ricordare la contabilità del personale, quella di magazzino, le registrazioni relative ai beni strumentali, sono dunque dei nuclei specializzati di rilevazioni analitiche, non collegati tra loro, e con scopi particolari.
  5. dalla contabilità generale, tesa alla rilevazione dei fatti di gestione esterni; è un sistema coordinato di scritture con lo scopo di determinare il reddito del capitale di funzionamento.        

La contabilità industriale, a differenza di quella generale che ha un valenza pubblica, ha una funzione informativa puramente interna, ma seppure con scopi diversi, sono tra loro coordinate, dato che la contabilità generale, rilevando principalmente i fatti passati e trascurando la gestione interna, è insufficiente ai fini direzionali.

Per un’analisi economica del processo produttivo, tutti i fattori della produzione si rappresentano tramite i costi, che identificano il valore attribuito, o comunque attribuibile ad un determinato input impiegato.

Anche in questo caso il ruolo del Sistema informativo interno è di fondamentale importanza in quanto fornisce le informazioni che attribuiscono in modo determinante ad una gestione efficace ed efficiente capace, dunque, di raggiungere lo scopo lucrativo che l’impresa, per definizione, si propone.

Con il termine costo si intende comunemente un esborso di denaro, mentre è meno diffusa la definizione che ad esso è attribuita nella contabilità: un componente negativo del reddito di un determinato prodotto.
Si possono distinguere due concetti di costo: quello economico, che non necessariamente fa riferimento al prodotto ma è il prezzo di equilibrio pagato dall’imprenditore per i fattori produttivi investiti nell’impresa , cioè la remunerazione degli input in questione che più precisamente sono la rendita, l’interesse, il salario; dal punto di vista ragionieristico invece, il costo rappresenta un semplice insieme di prezzi pagati prima dell’ottenimento del reddito prospettivo, il quale, pertanto può essere maggiore, uguale o minore dell’insieme stesso .
Si evince, quindi, che in economia il costo è in funzione del prezzo, e questo dato è ignorato in una fase iniziale, mentre, da un punto di vista ragionieristico, i prezzi pagati sono noti a priori e il prodotto è valutato proprio in base a questi dati.
Nella dottrina aziendalistica, infine, i costi dei prodotti, quale sia il modo

La contabilità industriale si sviluppa intorno agli anni settanta, sotto la spinta delle sempre maggiori necessità di avere informazioni dettagliate sui costi. Infatti i mercati si allargavano, la concorrenza cresceva, le grandi industrie, nate spesso in regime di monopolio, non potevano produrre e basta, dovevano produrre a costo più basso, e (negli anni successivi), anche con migliore qualità intrinseca.

 

Il primo passo è stato la contabilità analitica.

La contabilità generale registra operazioni che intercorrono tra azienda ed esterno; non mantiene alcuna traccia della fine che fanno, ad esempio materie prime, beni, servizi acquistati. La classica rilevazione di fatti di questo tipo (fattura fornitore o fattura passiva) prevede: una riga fornitore, una riga IVA, una riga materiali, o beni, o servizi.

Non è sua competenza sapere a chi sono andati quei materiali, o beni o servizi, e come sono stati utilizzati.

Qui entra in gioco la contabilità analitica la cui funzione primaria è quella di dettagliare maggiormente quanto registrato con la contabilità generale, con l’indicazione della destinazione, in caso di acquisti o la provenienza, in caso di vendite.
  • Rilevare costi e ricavi secondo destinazione e provenienza rappresenta la fondamentale differenza (ma è più giusto dire integrazione) con la contabilità generale, che rileva invece solo per natura. Oggi la tecnica di rilevazione analitica è ampiamente consolidata e strettamente interconnessa con la contabilità generale, anche a livello di sistema informativo.
  • Ma in questo passo avanti nella gestione aziendale manca ancora un tassello fondamentale, la tempestività.
  • Conoscere in dettaglio i costi da addebitare ad una unità produttiva, o macchina, o centro di lavoro, è utile, per il futuro, ad esempio per il prossimo budget, ma non serve alla gestione quotidiana, se tali informazioni non sono sufficientemente fresche.
  • Il problema della contabilità analitica, diretta emanazione della generale, è che non fornisce alcuna informazione finché il fatto non è accertato.
  • In altri termini: per la gestione interna sono più utili dati approssimati e tempestivi piuttosto che dati esatti avuti con ritardo. Il ritardo può impedire di correggere in tempo una situazione interna non favorevole provocando seri danni all’azienda nel suo complesso.Qui entra in gioco la contabilità industriale, che, pur acquisendo tutta la massa possibile di informazioni dalla contabilità analitica e generale, ne crea e gestisce di proprie, approssimate, ma tempestive, quindi effettivamente utili alla gestione interna.


                                                                                       Terminologia di base

Centro di responsabilità, centro di costo, centro di ricavo. È l’unità aziendale elementare.

Può essere un reparto o parte di questo, un gruppo operativo costituito da macchine e uomini, una qualsiasi unità operativa definita con lo scopo di attribuire i costi. Può, ma non necessariamente, essere una delle unità inserite nell’organigramma aziendale. Serve per facilitare la rilevazione e il controllo dei costi di lavorazione e la ripartizione tecnica dei costi indiretti. Si classificano in principali o produttivi, ausiliari, comuni, o generali, in funzione della loro appartenenza diretta o indiretta ai processi produttivi. L’insieme dei centri di responsabilità forma il Piano dei centri di responsabilità.
  • Voce di spesa. Definizione univoca aziendale di una tipologia di costo indiretto.
    Esempi: manodopera, energia, materiali di consumo, cancelleria, ecc. Così come in contabilità generale i valori sono attribuiti ad una voce di conto, in contabilità industriale sono attribuiti ad una voce di spesa. È l’unità elementare del Piano delle Voci di Spesa.
  • costo diretto. Spesa sostenuta specificatamente ed esclusivamente per un determinato prodotto o reparto produttivo.
  • costo indiretto. Spesa sostenuta per più prodotti o reparti produttivi, o intera azienda, che possono essere riferiti al singolo prodotto solo in via indiretta, mediante le cosiddette ripartizioni. La distinzione tra diretto ed indiretto varia a seconda dell’organizzazione tecnica della produzione e secondo l’oggetto del costo. Una parte importante della contabilità industriale è incentrata sullo sforzo di trasformare i costi indiretti in costi diretti.
  • Costo standard. Costo teorico tipico riferito ad una specifica realtà aziendale, con determinate caratteristiche funzionali, per un periodo di tempo stabilito. Lo standard si riferisce in particolare a materiali, manodopera e spese generali. Scopo dello standard è fornire un costo laddove tale costo non è determinabile con dati certi. Esempio: il costo di manodopera in un determinato mese, sarà noto almeno il mese successivo, e potrebbe variare, con effetto retroattivo, anche dopo molti mesi a causa di conguagli, rinnovi di contratto, ecc. Da qui l’esigenza di utilizzare valori probabili, determinati con analisi anche complesse della storia di quel determinato costo, integrate da previsioni sul territorio, sul mercato, sui movimenti socio-economici, previdenziali, assistenziali, ecc. Lo standard è anche un tipico valore per i sistemi di preparazione e gestione del budget.

           Strumenti tipici

  • Piano dei centri di costo
  • Piano delle voci di costo
  • Piano delle commesse
  • Piano dei processi

          Tecniche di gestione

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